Gioire. Non e il piacere, anche se la gioia può venire incontro al piacere. Ti avvolgono, quei momenti di incontro: i luoghi, gli odori... dove confini diventano liquidi e quello che fai confluisce interamente in quello che perdi, in quello che siete. Gia': plurale. Gioia e sempre condiviso.
A volta con una persona fisica - o piu in un desiderio che urla. Per un'altra persona o per una montagna o per un figlio o un cane o il mare o un dolce dolore. E i luoghi di quei incontri rimangono, il respiro, il silenzio di una notte, i rami di un albero sotto una luce, la cascata di quel fiume senza nome. Tutti quei luoghi diventano uno solo. E rimangono. E rimane. Non fa parte del tempo che scorre, il tempo espresso ma del tempo stesso.
Il piacere lasciato a se stesso, invece...e una mera egoista. Non esita di distruggere la gioia se gli serve. Anzi ne ha bisogno, il suo appetito - che non può essere saziato - i suoi limiti cosi solidi e confinati e magri, di prendere sempre più, e sempre piu tempo. Il piacere. Mangia il tempo fino alla fine della canzona.
E in questo periodo mangia molto. Per togliere la possibilità che la gioia si puo esprimere. Gia'. Ha paura, tanta paura, il piacere. Per se stesso.
La gioia non tanto pero a volta fa fatica perche porta anche i mali, anche la stanchezza, del tempo. Le ferite. Diventa timida. Esita. Ma non ha paura. (Be, forse un po. Certe ferite...) Ma la sua e un esistenza che non bada al tempo.
Il piacere invece e così fragile o piu: così senza rilevanza. E domina gli uomini che oggi controllano le risorse della terra. Il piacere. Senza gioia.